Sto leggendo molto in queste settimane. Per scrivere qualcosa di buono si dice sia necessario leggere tanto. Ho letto un paio di libri, uno mi è piaciuto molto, l’altro per niente. Ho letto articoli, post di altri blogger, stati di Facebook, poesie e persino iniziato a rileggere un libro che so di aver già letto (e se non ricordo male dev’essermi piaciuto).
Il più delle volte, ciò che ho provato leggendo cose d’altri è stata invidia. Non solo nei confronti di chi reputo bravissimo, geniale e poetico ma anche verso chi, con le sue parole, non è riuscito ad entusiasmarmi. Ho invidiato queste persone per il tempo e la passione che hanno dedicato ad un progetto, certamente ambizioso, fortemente voluto e, con esito buono o meno buono, realizzato. In altre parole, dato in pasto al lettore.
Non mi sento mai pronta per affrontare ciò di cui avrei davvero voglia. Mi dico sempre: aspetta di avere un’idea migliore, che queste cose richiedono tempo e queste cazzate che hai nella testa sono già state scritte da altri più capaci di te (a volte, anche no).
In effetti è vero, ho letto (e riletto) cose bellissime in questi giorni. Ho bisogno di bellezza, ho bisogno di leggere le parole di qualcuno che sappia veramente descrivere come va il mondo. In che maniera è possibile dare un’anima ad un personaggio? Con quale criterio si sceglie il verbo migliore? Come si accostano fra loro i sostantivi? Io non lo so, ma qualcuno sembra riuscirci perfettamente.
Avverto la sensazione di non poter rendere con nessun’altra espressione, con nessun’altra combinazione di parole il concetto appena assimilato. Non esistono parole migliori per…
Questo spesso non significa: maggior capacità descrittiva – maggiore resa. Al contrario, spesso, è una formula sintetica ed incompleta che ci consente di ricomporre un significato, una scena, un’azione.
Dunque mi macero nell’invidia e continuo a leggere di storie d’altri e a far parte di tutta una schiera di velleitari insoddisfatti e frustrati perchè vorrebbero, farebbero, proverebbero MA.
Ad ogni modo mi consolo, e non è una grande consolazione, perchè le cose che leggo un po’ mi appartengono. Mi fanno bene, mi fanno pensare a quanto sia dirompente il potere delle parole. A quanta grandezza serva per riuscire a fare centro. Al talento puro dobbiamo pur sempre un inchino reverente. Non me ne fregasse un cazzo di ciò che pensano gli altri leggendomi non avrei aperto un blog: naturale desiderare un confronto, un lettore, qualcuno che ti dica “Secondo me qui non funziona”.
In assenza di buone idee potrei di seguito stilare una hit parade dei pensieri belli e brutti che la mia mente ha prodotto nell’ultima settimana:
1) L’altra mattina ero ferma al semaforo, stavo andando in ufficio. Il rosso mi è sembrato durare un’eternità e in quell’eternità ho pensato che devo compiere trent’anni. Ho già fatto l’asilo, le scuole elementari, le medie, le superiori e l’università. Ho preso la patente, affrontato tre traslochi e mi sono sposata. Trenta anni. 365 giorni per 30. Trenta anni mi sembra un tempo lunghissimo. Com’è possibile che non me ne sia accorta?
2) Fra qualche settimana è S. Faustino (la festa del patrono) ed io, se riesco, vado in centro a mangiare pane e porchetta durante la pausa pranzo. Sì, perchè quasi certamente il giorno della festa del patrono lavorerò. “Noi” non chiudiamo mai.
3) Nel campo, su cui si affaccia la terrazza del mio soggiorno, i contadini hanno estirpato i filari di vite che rendevano il mio terrazzo un “terrazzo con vista” sull’agreste landscape. Sono passati diversi mesi. Temo che non ripiantino più nulla. Ed io ho perso la mia “vista” e la poesia di credermi in un paese che non somiglia al mio.
Tuttavia scrivere dalla camera da letto rimane sempre bellissimo. Le tende verdi sono leggermente scostate, fuori vedo solo l’inverno e il silenzio ed una giornata che non conoscerà la lenta agonia di un tramonto. Semplicemente, fra non molto, girerò la testa alla mia destra e scoprirò che è buio.
Torno alle mie (ri)letture. Alle mie invidie.
La letteratura è una delle più tristi strade che portano dappertutto. André Breton